Vita tra terra e acqua

Piogge, temperature che si alzano e pozze che si riempiono. Quale momento migliore per parlare di anfibi? Poche settimane fa abbiamo avuto modo di osservare dal vivo il risveglio dei rospi in bassa Valsesia, adesso le sorprese continuano attraverso questo immenso mondo a metà tra terra e acqua.

Il lago di S. Agostino è detto anche Lago dei Rospi. Ogni anno, all’inizio della primavera, un immenso esercito di rospi si tuffa nelle acque del lago per il periodo riproduttivo. Rimanere lungo le sponde ad osservare e ascoltare questo evento, è un vero e proprio spettacolo della natura.

Prendiamola alla larga, iniziamo dall’etimologia.

Anfibio: dal greco amphi “da ambo le parti” e bios “vita”.

Ecco, un anfibio è un animale che vive letteralmente da entrambi le parti oppure, per farla più semplice, dalla doppia vita. È bello fantasticare e immaginarli come animali capaci di risorgere dalle fiamme o affetti a disturbi bipolari, o infedeli e traditori che nascondono l’amante… in realtà sono animali che, con alcune – non poche – eccezioni, conducono una parte della loro vita in acqua e una parte a terra: in acqua si trovano gli adulti in riproduzione, i girini e altri stadi larvali; a terra sostanzialmente gli adulti durante il periodo non riproduttivo.

La rana temporaria ha un comportamento riproduttivo “esplosivo”: in primavera maschi e femmine si radunano in massa al sito riproduttivo, generalmente effimero, dove rimangono per un periodo di tempo limitato.

Solamente da questa semplice informazione abbiamo capito molto dell’immenso, poco popolare, gruppo animale chiamato in gergo Amphibia.

Dicevamo della “doppia vita” ma con alcune – non poche – eccezioni. Esistono infatti diverse specie che non rispettano affatto questa regola, alcuni ad esempio si sono completamente slegati dall’acqua. I geotritoni, anfibi dall’aspetto “salamandresco” conducono una vita totalmente terrestre, o ipogea, e non necessitano pozze d’acqua durante la fase riproduttiva né durante i primissimi stadi. Le femmine inoltre sono madri premurose che custodiscono attentamente le uova deposte fuori dall’acqua e ne attendono la schiusa per oltre 9 mesi. Da queste verranno alla luce giovani già perfettamente formati.

Il geotritone vive principalmente negli interstizi delle rocce e nelle grotte. Presenta numerose curiose caratteristiche: non ha polmoni e respira esclusivamente tramite la pelle, si riproduce fuori dall’acqua, ha una lunghissima lingua con cui cattura le prede a mo’ di camaleonte. In Italia esistono 8 specie di geotritoni, in Piemonte è presente una sola specie distribuita esclusivamente nella porzione meridionale della regione.

Con il termine “salamandresco”, con il quale forse vi abbiamo fatto storgere il naso, vogliamo far intendere che il geotritone è un anfibio con quattro arti simili tra loro e una lunga coda. La forma che più comunemente viene alla mente pensando ad un anfibio è però quella “ranesca”, ovvero senza coda e con zampe posteriori lunghe e robuste, adatte al salto.

Una sostanziale differenza per due animali così affini come una rana e una salamandra!

All’interno del gruppo degli anfibi, una importante differenziazione è in effetti proprio questa: coloro che presentano la coda vengono detti anfibi Urodeli, come salamandre, tritoni e geotritoni, mentre quelli che ne sono privi vengono detti anfibi Anuri, come rane, rospi e raganelle.

Il tritone crestato è un anfibio Urodelo. E’ protetto da numerose leggi e direttive italiane ed europee, visto il progressivo declino di questa specie.

Per dare qualche numero e far meglio comprendere quanto il gruppo degli anfibi sia immenso e diversificato, possiamo dire che ad oggi, giovedì 3 maggio 2017 si conoscono nel mondo ben 7660 specie di anfibi. Questo numero in realtà crescerà molto velocemente e basterà controllare tra qualche giorno il sito di amphibiaweb (in basso nella homepage), per rendersi conto delle nuove scoperte che emergono quasi quotidianamente..

In tutta Italia sono invece 45 le specie presenti, di cui 18 in Piemonte.

L’ululone appenninico è un rospetto diffuso in buona parte dell’Italia centro meridionale, isole escluse. Negli ultimi anni le popolazioni di alcune aree sono andate progressivamente estinguendosi a causa della distruzione dell’habitat da parte dell’uomo

Gli anfibi nel biellese

Nel mondo esistono anfibi che nascono dalla pelle dei genitori, anfibi che possono planare in aria, anfibi che possono raggiungere il metro e 80 di lunghezza e altri più piccoli di una moneta da 10 centesimi. La loro diversità è tale che esistono anche anfibi fluorescenti, anfibi che possono vivere più di 100 anni e digiunare per 10, anfibi senza zampe e simili a vermi, anfibi “baffuti” e anfibi “pelosi”,  anfibi capaci di produrre tossine incredibilmente potenti e anfibi capaci di emettere versi inquietanti. Insomma ogni bizzarra strategia, di sopravvivenza o riproduzione, che ci può venire in mente gli anfibi l’hanno quasi sicuramente evoluta.

Nessuna di queste stranezze della natura si può però osservare nel biellese, dove sono 9 le specie diffuse e nessuna esce dagli schemi generali che abbiamo visto della vita tra acqua e terra:

PELOBATE

Il più raro e minacciato tra gli anfibi biellesi, il pelobate (Pelobates fuscus) è presente in una ristrettissima area collinare della provincia. Trascorre circa due mesi all’anno in acqua per la riproduzione, il resto dell’anno lo passa sotto terra dove scava fino a un metro di profondità con apposite strutture dette vanghe degli arti posteriori. In passato era ampiamente diffuso lungo la Pianura Padana, oggi sopravvive a fatica con esigue popolazioni relitte.

ROSPO

Rinvenibile in svariati ambienti e facilmente distinguibili da rane e altri anfibi per le notevoli dimensioni e la presenza di evidenti ghiandole sul dorso e sulla testa, il rospo comune (Bufo bufo) detiene il primato di dimensioni tra gli anfibi locali, con femmine sensibilmente più grandi dei maschi che possono superare i 15 cm di lunghezza del corpo.

RAGANELLA

La più canora delle specie presenti nel biellese, durante il periodo riproduttivo, nelle ore serali, non si può fare a meno di notare la loro presenza sulla vegetazione e sul bordo delle pozze d’acqua. L’insistente richiamo emesso dai maschi serve ad attirare le femmine al sito riproduttivo. Il sacco vocale, a differenza di altri anfibi, è singolo e posto a livello della gola. La raganella (Hyla arborea) è rinvenibile in numerosi habitat in cui vi è presenza di folta vegetazione e abbondante acqua.

RANA DALMATINA

Soprannominata rana agile per i lunghi salti che può compiere, la Rana dalmatina, assieme a Rana temporaria, appartiene al gruppo delle “rane rosse”, così indicate per la colorazione di un bruno intenso che assumono le femmine durante il periodo riproduttivo. Rana dalmatina si trova spesso a condividere aree umide planiziali e collinari con altri anfibi, come ad esempio rane verdi, raganelle e tritoni.

RANA TEMPORARIA

L’anfibio che più comunemente si può trovare in montagna è senz’ombra di dubbio la Rana temporaria.
Con lo sciogliersi delle nevi e l’avvicinarsi della Primavera, maschi e femmine si riversano in massa nei siti riproduttivi dove per qualche giorno sarà possibile osservare veri e propri tappeti di ovature. Nell’arco di tre/quattro settimane, a metamorfosi compiuta, le giovani rane si disperderanno nella vegetazione circostante.

RANA VERDE

Tipica di fossi, risaie e stagni di pianura, la rana verde (Phelophylax kl. esculenta) è la più emblematica tra i nostri anfibi a causa degli incroci avvenuti in tempi più o meno recenti con altre specie europee introdotte a scopo alimentare.

SALAMANDRA

Sfondo nero e macchie gialle non possono che appartenere alla salamandra (Salamandra salamandra). Questo anfibio abita gli umidi sottoboschi di collina e bassa montagna dove si aggira in cerca di prede (insetti e lombrichi); lungo i corsi d’acqua è invece frequente osservare individui in riproduzione. I giovani appena nati sono già perfettamente formati (l’uovo si schiude all’interno della madre) e dotati di branchie filamentose che permettono la respirazione dell’ossigeno disciolto in acqua.

TRITONE PUNTEGGIATO

Tipico di ambienti collinari e di pianura, durante la primavera e l’estate, i Tritoni punteggiati (Lissotriton vulgaris) popolano pozze e stagni dove sarà possibile assistere a spettacolari danze nuziali. I maschi “corteggiano” le femmine mediante complessi movimenti del corpo e della coda, simulando un vero e proprio “invito a nozze”. La femmina in seguito alla fecondazione, deporrà singole uova impacchettate con cura all’interno della vegetazione acquatica.

TRITONE CRESTATO

Il più grosso tra gli urodeli biellesi ed anche uno tra i più protetti dalle normative vigenti è indubbiamente il tritone crestato (Triturus carnifex). La presenza di una prominente cresta (assente nelle femmine) e di una importante coda, fa assomigliare i maschi di tritone a fiabeschi draghi acquatici. Questi simpatici anfibi, come i Tritoni punteggiati con cui spesso coesistono, popolano ambienti collinari e di pianura.